“PROGETTO PAPILLON”UNA ALTERNATIVA SOCIALE AL CARCERE ED UNA RISORSA PER I CITTADINI

Il progetto “Papillon”, concepito dall’assessorato alle politiche sociali del Comune di Casalecchio di Reno in collaborazione con l’associazione di promozione sociale “Papillon – Rebibbia Onlus” di Bologna nasce dall’unione di necessità apparentemente inconciliabili di due categorie di soggetti svantaggiati:

  • Anziani e diversamente abili in carico ai servizi sociali che hanno bisogno del massimo sostegno sia per la permanenza a domicilio (consegna pasti, compagnia, aiuto nelle mansioni quotidiane) che per uscire di casa per cura, integrazione, socializzazione, lavoro, vita pubblica;

  • Detenuti che possono fruire delle misure di legge alternative al carcere, per svolgere un lavoro socialmente utile e di grande importanza per prevenire l’istituzionalizzazione delle patologie senili e per garantire maggiori opportunità al disabile, fruendo essi stessi di un’esperienza formativa e motivante, tramite il contatto con i servizi alla persona, utile al re-inserimento nella società.

Il progetto prevede quindi l’attivazione presso i servizi sociali comunali di almeno quattro borse lavoro annuali per detenuti che possono godere delle misura alternative alla detenzione previste dalla legge, autorizzati dalla Magistratura di Sorveglianza di Bologna, su proposta della Direzione della casa circondariale di Bologna “Dozza”.

I primi due detenuti hanno iniziato il loro percorso a partire dall’11 maggio presso i centri diurni anziani Ca’ Mazzetti e Villa Magri. Ad oggi i detenuti impegnati sono quattro, tre uomini e una donna.

Perché un progetto che coinvolge i detenuti

Il vissuto dei detenuti da una parte e degli anziani e disabili soggetti alle limitazioni delle rispettive patologie dall’altra, viene segnato da esperienze di vita molto dure e di sofferenza quotidiana, quindi riteniamo che entrambi i soggetti possano sviluppare sensibilità reciproche se accompagnati da percorsi relazionali adeguati.

Riteniamo che la convivenza giornaliera con il mondo degli anziani e dell’handicap porti il detenuto ad una maggiore sensibilità verso i valori sociali; si pensi a quanto ogni giorno il disabile dimostra la sua voglia di vivere un percorso di inclusione sociale sempre più forte ed è nota ad esempio la battaglia dei disabili per ottenere una vita indipendente ed il superamento delle barriere architettoniche (e mentali) della attuale società in quanto una caratteristica fondamentale della vita del disabile, è quella di promuovere l’osservanza delle leggi dello Stato che regolano e tutelano l’handicap in Italia.

Vogliamo creare un progetto-pilota della durata minimo di un anno che dimostri la fattibilità degli accompagnamenti agli handicap e il supporto alla domiciliarità degli anziani da parte dei detenuti, inserendoli perciò a fianco delle realtà già esistenti e consolidate dei servizi comunali alla persona.

Gli obiettivi del progetto:

  • Favorire l’autonomia e la domiciliarità di anziani.

  • Favorire l’autonomia e l’integrazione lavorativa dei disabili.

  • Favorire la vita indipendente e lo sviluppo delle capacita’ del disabile e del non autosufficiente.

  • Favorire il recupero della quantita’ e qualita’ delle relazioni sociali, istituzionali e personali che i detenuti hanno perduto nella loro esperienza carceraria e che forse era deficitaria gia’all’origine.

  • Favorire l’inserimento lavorativo/sociale tramite misure alternative al carcere di soggetti detenuti che hanno già maturato percorsi educativi all’interno del carcere.

  • Favorire l’autoimprenditoria sociale di ex detenuti ed eventualmente di detenuti, attraverso la costituzione d’impresa (coop.ne sociale di tipo A nel settore servizi alla persona o di tipo B per l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati).

Sulla base dell’esperienza positiva di questi ultimi anni con gli obiettori e con i volontari si è dimostrata la positiva valenza sociale di affiancare personale non specialistico ai servizi alla persona. Pertanto riteniamo significativa la presenza dei detenuti in questo percorso, determinando perciò una nuova e importante strada verso la coesistenza civile e sociale di categorie altrimenti emarginate, che con la relazione reciproca attraverso i servizi alla persona possono entrambe emanciparsi e con particolare riferimento ai detenuti, intraprendere percorsi di reinserimento effettivo attraverso il lavoro e l’auto impresa.

Riteniamo infatti che diversi detenuti siano ostacolati nel reinserimento lavorativo e quindi sociale una volta scontata la pena perchè difficilmente riescono a maturare, in costanza di detenzione, le relazioni, le motivazioni, le attitudini ed i comportamenti richiesti dal mondo del lavoro e dell’impresa e non hanno competenze prof.li adeguate. Per questo motivo contribuire ad offrire loro tali risorse aggiuntive faciliterà il loro futuro inserimento lavorativo.

Riteniamo inoltre che l’apporto di detenuti in attività socialmente utili possano costituire in potenza una preziosa risorsa per gli utenti dei servizi alla persona destinatari.

Gli strumenti del progetto:

Le collaborazioni irrinunciabili degli assistenti sociali, degli operatori dei centri diurni anziani e degli operatori di base dei servizi domiciliari per anziani, indispensabili per la riuscita di un’esperienza che prevede, sul campo, un’avvicinamento tra percorsi di vita differenti ed un trasferimento di motivazioni e competenze per la creazione di opportunità nuove per i detenuti di uscita dalla marginalizzazione.

La collaborazione del volontariato attraverso la partnership tra il Comune e l’Associazione di promozione sociale di detenuti ed ex detenuti “Papillon – Rebibbia Onlus” di Bologna che mette a disposizione del progetto un volontario, esperto nelle problematiche carcerarie, per la supervisione e la promozione dell’attività sociale dei detenuti impiegati, ed una volontaria esperta in problematiche della disabilità per la conduzione di moduli formativi ad hoc per i detenuti e la facilitazione della relazione con le famiglie degli utenti.

Un esperto in problematiche carcerarie incaricato dal Comune, impegnato nel primo quadrimestre progettuale per l’avvio dei percorsi di sensibilizzazione, tutoraggio, motivazione, organizzazione delle competenze e promozione delle attitudini dei detenuti coinvolti.


Le risorse del progetto nella seguente scheda tecnica presentata al Convegno  ” Carcere & Società” del 16/12/2005 dal Dott. Marco Manieri, funzionario referente, Assessorato alle Politiche Sociali Comune di Casalecchio di Reno.

“PROGETTO PAPILLON”

UNA ALTERNATIVA SOCIALE AL CARCERE ED UNA RISORSA PER I CITTADINI
Casalecchio di Reno 16.12.2005

Il progetto “Papillon”, concepito dall’assessorato alle politiche sociali del Comune di Casalecchio di Reno in collaborazione con l’associazione di promozione sociale “Papillon – Rebibbia Onlus” di Bologna nasce dall’unione di necessità apparentemente inconciliabili di due categorie di soggetti svantaggiati:

- Anziani e diversamente abili in carico ai servizi sociali
- Detenuti che possono fruire delle misure di legge alternative al carcere

Il vissuto dei detenuti da una parte e degli anziani e disabili soggetti alle limitazioni delle rispettive patologie dall’altra, viene segnato da esperienze di vita molto dure e di sofferenza quotidiana, quindi riteniamo che entrambi i soggetti possano sviluppare sensibilità  reciproche se accompagnati da percorsi relazionali adeguati.
Riteniamo che la convivenza giornaliera con il mondo degli anziani e della disabilità porti il detenuto ad una maggiore sensibilità verso i valori sociali

- Favorire l’autonomia e l’integrazione lavorativa dei disabili.
- Favorire la vita indipendente e lo sviluppo delle capacita’ del disabile e del non autosufficiente
- Favorire l’autonomia e la domiciliarità di anziani.
- Favorire il recupero della quantita’ e qualita’ delle relazioni sociali, istituzionali e personali che i detenuti  hanno perduto nella loro esperienza carceraria e che forse era deficitaria gia’all’origine.
- Favorire l’inserimento lavorativo/sociale tramite misure alternative al carcere di soggetti detenuti che hanno già maturato percorsi educativi all’interno del carcere.
- Favorire l’autoimprenditoria sociale di detenuti ed ex detenuti, attraverso la costituzione d’impresa (coop.ne sociale di tipo B in servizi vari per l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati)

Sulla base dell’esperienza positiva di questi ultimi anni con gli obiettori e con i volontari impegnati in ausilio presso i servizi comunali si è dimostrata la positiva  valenza sociale di affiancare personale non specialistico ai servizi alla persona.
Riteniamo infatti che diversi detenuti siano ostacolati nel reinserimento lavorativo e quindi sociale una volta scontata la pena perchè difficilmente riescono a maturare, in costanza di detenzione, le relazioni, le motivazioni, le attitudini ed i comportamenti richiesti dal mondo del lavoro e dell’impresa e non hanno competenze prof.li adeguate.

Le collaborazioni irrinunciabili degli assistenti sociali, degli operatori dei centri diurni anziani e degli operatori di base dei servizi domiciliari per anziani, indispensabili per la riuscita di un’esperienza che ha previsto, sul campo e spesso per la prima volta, un’avvicinamento tra percorsi di vita differenti ed un trasferimento di motivazioni e competenze per la creazione di opportunità nuove per i detenuti di uscita dalla marginalizzazione.
La collaborazione del volontariato attraverso la partnership tra il Comune e  l’Associazione di promozione sociale di detenuti ed ex detenuti “Papillon – Rebibbia Onlus” di Bologna che mette a disposizione del progetto un volontario, esperto nelle problematiche carcerarie, per la supervisione e la promozione dell’attività sociale dei detenuti impiegati, ed una  volontaria esperta in problematiche della disabilità per la conduzione di moduli formativi ad hoc per i detenuti e la facilitazione della relazione con le famiglie degli utenti.
La motivazione e la determinazione dei destinatari, cittadini sottoposti a misura detentiva, a maturare competenze e a sviluppare relazioni positive tese cogliere le opportunità di inserimento lavorativo offerte dal progetto in un contesto di prestazioni non specialistiche ma funzionali ed ausiliarie ai servizi alla persona.
La co – progettazione, ovvero la condivisione dei presupposti, delle finalità, degli strumenti del progetto e dei percorsi conseguenti da parte della rete territoriale dei servizi e delle istituzioni costituita da Direzione penitenziaria, Magistrato di sorveglianza, Ente Locale, associazione Papillon.
Il coinvolgimento, anche con iniziative pubbliche mirate, della società civile e dell’associazionismo locale.

- Eu 48.100,00 messi a disposizione dal Comune di Casalecchio di Reno e Regione Emila Romagna[1] per l’annualità 2005/2006
di cui:
- Eu 24.000,00: quattro borse lavoro a favore detenuti (3 uomini e una donna) in misura alternativa selezionati dalla direzione penitenziaria ed autorizzati dal Magistrato di sorveglianza
- Eu 12.300,00: finalizzazione quota monte orario dipendenti comunali coinvolti
- Eu  1.000,00: rimborso spese volontari ass.ne “Papillon”
- Eu 5.000,00: incarico per esperto in problematiche carcerarie per avvio attività detenuti
- Eu 5.800,00: promozione – sensibilizzazione – diffusione risultati
[1] Contributo Regione Emilia Romagna di Eu 10.580,00 all’interno del piano sociale di zona 2005,  programma inclusione sociale – distretto di Casalecchio di Reno

12 accompagnamenti giornalieri con automezzi a favore di 4 disabili per integrazione lavorativa,  1 utente servizio  salute mentale, 3 anziani parz. non autosuff.): 3.100 accompagnamenti annui.
40 pasti giornalieri trasportati con automezzi ad utenti in carico ai servizi sociali per prevenirne l’istituzionalizzazione e favorire la permanenza a domicilio: 10.400 pasti annui consegnati.
Totale: 48 utenti serviti giornalmente sul territorio da n. 3 detenuti in borsa lavoro.
Attività ausiliarie varie (socializzazione, manutenzione ordinaria, piccole riparazioni) presso due centri diurni per anziani da parte del quarto detenuto

Costituzione di un gruppo di quattro persone (tre uomini e una donna), formate, motivate e determinate a costituire, al termine dell’anno di formazione in borsa lavoro, una coop.va sociale di tipo b) L. 381/91 per l’inserimento sociale e lavorativo di detenuti ed ex detenuti quali soggetti svantaggiati. La coop.va, ove si aprissero adeguate quote di mercato per un reddito dignitoso, offrirebbe agli Enti Locali della Provincia di Bologna i medesimi servizi oggetto del progetto e dei percorsi formativi sperimentati in borsa lavoro

Costo annuo di gestione agli attuali livelli di erogazione del servizio sul territorio di Casalecchio di R. (35.000 ab. Ca.) in capo a tre borse lavoro di detenuti: Eu 18.000,00 oltre ai costi di ammortamento di quattro mezzi e di preparazione dei pasti affidata al soggetto gestore in appalto la refezione scolastica.

Costo annuo previsto eventuale gestione servizio agli attuali valori di mercato.
- Eu 100.000,00 per trasporti utenti
- Eu 18.000,00 per trasporto pasti
- Totale Eu 118.000,00 oltre al costo di un operatore supplementare per ogni trasporto effettuato

Si stima:
un valore annuo di Eu 75.000,00 nel caso le stesse prestazioni venissero affidate a coop.va sociale di tipo b) costituita dagli stessi 3 detenuti con contestuale affidamento in concessione all’impresa dei quattro mezzi (1 fiorino, 1 panda, 2 kangoo) oggi impiegati e già di proprietà comunale
un costo dell’intervento nel biennio di Eu 93.000,00 nel caso la coop.va mettesse  disposizione il 50% degli operatori tramite borsa lavoro (funzione formazione/lavoro affidata alla coop.va )

è possibile fornire alternative di reinserimento a persone anche sottoposte a lunghe pene detentive
è opportuno per i servizi comunali disporre di risorse flessibili per tutte quelle attività ausiliarie di grandissima utilità sociale per i cittadini anziani e diversamente abili
è necessario, al termine del percorso formativo e di reinserimento sociale della borsa lavoro, garantire opportunità lavorative ai detenuti anche attraverso il sostegno diretto da parte delle amministrazioni comunali a forme di impresa per l’inserimento di soggetti svantaggiati, quali coop.ve sociali di tipo b) che gli stessi detenuti dovessero costituire per la gestione dei servizi in questione ai sensi della Legge 381/91

il progetto, ha bene accolto e gestito tutte le problematiche legate alle differenze “culturali” tra “dentro” e “fuori”, ma ha mostrato difficoltà nella gestione dell’inserimento di casi multiproblematici:
che sommavano il disagio carcerario a situazioni di tossicodipendenza.
che prevedevano l’accoglienza di detenuti stranieri in relazione al diffuso stato di clandestinità e pertanto all’impossibilità di dare loro uno sbocco lavorativo al termine della borsa lavoro.

Coinvolgere la rete dei potenziali “committenti” (Enti locali associati nei distretti e negli ambiti territoriali di programmazione L.328/00) al fine di proporre la finalizzazione delle risorse dei programmi dei piani di zona per l’avvio ed il sostegno di imprese sociali di detenuti ed ex detenuti le quali a loro volta, oltre a garantire “reddito” ai soci, in applicazione del principio di sussidiarietà, inseriscano tramite percorsi formativi ad hoc detenuti in  misura alternativa per la gestione delle attività oggetto del progetto Papillon.

Perché ogni detenuto che lavora sta procedendo ad una scelta di reinserimento che va sostenuta e difesa
Perché il diritto ad un reddito dignitoso del lavoratore, anche se detenuto, è un principio irrinunciabile
Perché con la fine dell’obiezione di coscienza, nonostante l’avvio del servizio civile volontario, sono a rischio i livelli di erogazione di servizi comunali consolidati quali i pasti a domicilio ed il trasporto tesi all’autonomia di utenti appartenenti alla fasce più bisognose
Perché un impresa sociale di tipo b) che utilizzi infrastrutture e mezzi già disponibili, magari in forma associata, da parte dei Comuni, consente di abbattere i costi vigenti di mercato:
attraverso una programmazione integrata di servizi a livello d’ambito zonale (economie di scala)
attraverso il processo circolare di intervento biennale
formazione/motivazione:erogazione di servizio
autoimprenditoria/reddito:erogazione di servizio
formazione/sussidiarietà pubblico privato: erogazione di servizio


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RASSEGNA STAMPA

A  un anno dall´inizio del Progetto Papillon (maggio 2006) si registra un successo con l´assunzione di uno dei detenuti coinvolti da parte di una impresa privata che si occupa di accompagnamenti anziani e disabili.
Di seguito il comunicato stampa del Comune di Casalecchio e un articolo uscito sul quotidiano Il Domani del 26/05/06.

 

Comune di Casalecchio di Reno

Comunicato stampa

Una alternativa sociale al carcere ed una risorsa per i cittadini
Gli sviluppi del progetto  Papillon
Assunto un ex detenuto presso un´azienda di servizi ai disabili

Registriamo un risultato positivo del Progetto Papillon del nostro Comune avviato lo scorso anno. Il Progetto è stato promosso dall´Assessorato alle Politiche Sociali con lo scopo di trovare strade di re-inserimento  sociale per chi esce dal carcere. Infatti è dallo scorso lunedì 22 maggio 2006 che uno dei quattro detenuti in borsa lavoro presso i servizi sociali del nostro Comune, è stato assunto stabilmente presso un´azienda che si occupa di servizi di trasporto per persone disagiate.

Grande la soddisfazione dell´Assessore alle Politiche Sociali Massimo Bosso, che dichiara: “Questo risultato è il frutto del percorso relazionale e formativo da noi intrapreso per i detenuti in misura alternativa presso i nostri servizi sociali comunali. Questo ci incoraggia a proseguire nel progetto, seppur di fronte alle difficoltà finanziarie del bilancio comunale che ad oggi non consentono a questa Amministrazione di fornire un sostegno maggiore ad esempio per la ipotizzata autoimprenditoria dei detenuti in misura alternativa. Viene invece garantita la  continuità delle quattro borse lavoro già avviate.
Il percorso intrapreso comprende la sinergia della Direzione Penitenziaria e della Magistratura di sorveglianza da un lato ed il Comune dall´altro, volta a consolidare un´efficace interazione tra la fase della selezione del borsista, la sua formazione professionale, maturazione relazionale e motivazionale. Le opportunità offerte, come in questo caso, da quella parte del mondo imprenditoriale (imprese o cooperazione sociale) sensibile alle tematiche del reinserimento sociale dei detenuti vanno certamente incentivate, potendo fornire, grazie al progetto, elementi ulteriori di garanzia ed affidabilità del personale selezionato.
E´ nostra intenzione promuovere e valorizzare questo risultato conseguito con il primo detenuto assunto regolarmente al termine del percorso di borsa lavoro iniziato lo scorso anno”.

Cordiali Saluti
L´Ufficio Stampa
Claudia Zannoni

Casalecchio di Reno, 25 maggio 2006

Da: Il Domani 26/05/06

IL CARCERE BOLOGNESE DELLA DOZZA

Casalecchio. Uno dei detenuti seguiti dall´associazione Papillon ha trovato un´occupazione
stabile attraverso i servizi sociali del Comune. Dalla borsa-lavoro all´assunzione “oltre le sbarre”.

Di Piero Pisano

Quando si esce dal carcere, molto spesso è difficile riuscire a reintegrarsi nella società: rimangono in molti casi forti pregiudizi verso gli ex detenuti, e la loro emerginazione non fa
che acuire le difficoltà di questi soggetti. Per questo motivo a Casalecchio di Reno è nato, l´anno scorso, il Progetto Papillon, promosso dall´Assessorato alle Politiche Sociali, con lo scopo di trovare strade di reinserimento sociale per chi esce dal carcere. Il progetto consiste nel fornire borse lavoro a queste persone in modo che possano svolgere attività nel campo del sociale. E proprio lunedì scorso uno dei quattro detenuti in borsa lavoro presso i servizi sociali del Comune, è stato assunto stabilmente presso un´azienda che si occupa di servizi di trasporto per persone disagiate. “Questo risultato è il frutto del percorso relazionale e formativo da noi intrapreso per i detenuti presso i nostri servizi sociali comunali – dichiara soddisfatto l´Assessore alle Politiche Sociali Massimo Bosso – Un risultato che ci incoraggia a proseguire, seppur di fronte alle difficoltà finanziarie del bilancio comunale che ad oggi non consentono a questa amministrazione di fornire un sostegno ai detenuti in misura alternativa”.
Il percorso intrapreso comprende la sinergia della direzione penitenziaria e della magistratura di sorveglianza da lato, ed il Comune dall´altro, volta a consolidare un´efficace interazione tra la fase della selezione del borsista, la formazione professionale, maturazione relazionale e motivazionale. “Le opportunità offerte – prosegue l´assessore – da quella parte del mondo imprenditoriale (imprese o cooperazione sociale) sensibile alle tematiche del reinserimento sociale dei detenuti vanno certamente incentivate, potendo fornire, grazie al progetto, elementi ulteriori di garanzia ed affidabilità del personale selezionato. È nostra intenzione promuovere e valorizzare questo risultato, conseguito con il primo detenuto assunto regolarmente al termine del percorso di borsa lavoro iniziato lo scorso anno”.

Da: Il Resto del Carlino 27/05/06
Parla il primo detenuto che ha portato a compimento il progetto di recupero del Comune: è stato assunto in un’azienda privata

di
 Paola Gabrielli

Carceri, ‘Papillon’ ce l’ha fatta

“Cosa penso del mio futuro? Spero di poter contribuire alla nascita di una cooperativa di tipo B”. Francesco (il nome è di fantasia) è il primo felice risultato del Progetto Papillon, un percorso di promozione del reinserimento nella società per chi esce dal carcere. 11 progetto nacque circa un anno fa e fu lanciato dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Casalecchio. Dopo un periodo di circa 9 mesi all interno dei servizi sociali del Comune sfruttando una borsa

Il mio sogno è veder nascere

una cooperativa B’ Con anziani e disabili

eravamo una famiglia

lavoro insieme ad altri tre detenuti, ora è stato assunto stabilmente presso un’azienda privata che si occupa di servizi per il trasporto di persone disagiate. Parla con competenza, Francesco. Il suo sogno, come ha già spiegato, è quello di far nascere, una volta libero, una cooperativa di tipo B, che si occupi cioè di soggetti svantaggiati prevedendo agevolazioni di contratti sulla base della legge 381. Ora Francesco di sente di ringraziare i tanti che lo hanno aiutato: “Il mio pensiero va al Progetto Papillon, che ha fatto miracoli perché ha portato cambiamenti enormi nella mia vita e in quella degli altri; al Comune, che mi ha dato l’opportunità di lavorare; alla Dozza, dove sono tuttora detenuto, per l’impegno dentro e fuori dal carcere”. Quanto agli anziani e ai disabili casalecchiesi che ha aiutato fino a qualche giorno fa, “sono stati meravigliosi perché non mi hanno mai fatto pesare la mia condizione. Anzi: quando hanno saputo che me ne sarei andato ci sono rimasti male. Ma non mancherà l’occasione di tornare trovarli. Abbiamo passato il nostro tempo pensando ognuno ai propri compiti e si andava avanti come in una grande famiglia”. Questo è il primo caso, ma Valerio Guizzardi, presidente della sede bolognese dell’associazione Papillon-Rebibbia, conta che ne seguiranno altri. “La Dozza e la Magistratura di Sorveglianza scelgono i detenuti più idonei. Questi sono seguiti da uno staff educativo guidato dal dottor Armando Reho, mentre il Comune promuove l’incontro tra la richiesta di lavoro e l’imprenditoria. Quindi il Comune ha una funzione interlocutoria, mentre l’associazione Papillon è partner-tutore dell’iniziativa”. L’assessore alle Politiche Sociali Massimo Bosso legge questo risultato come “il frutto del percorso formativo intrapreso per i detenuti in misura alternativa presso i nostri servizi sociali. Questo li incoraggia a proseguire, seppur di fronte alle difficoltà finanziarie che oggi non ci consentono di fornire un sostegno maggiore. Viene invece garantita la continuità delle quattro borse lavoro già avviate”.


Da: Il Domani 27/05/06

IL CARCERE BOLOGNESE DELLA DOZZA

Casalecchio. Il progetto di Papillon, l’associazione che si occupa del recupero dei carcerati. Uno di loro racconta l’esperienza che l’ha portato all’assunzione.

Una cooperativa di “autoimpresa” per i detenuti

Di Piero Pisano

“Ogni detenuto reinserito nella società è un criminale in meno per la società. Questo è il nostro motto: più inserimento meno carcere”. Così Valerio Guizzardi. presidente della sede bolognese di Papillon, sintetizza le finalità e i lavori della propria associazione, la quale svolge dallo scorso maggio un importante progetto per detenuti a Casalecchio: quattro detenuti sono stati scelti dal carcere Dozza per svolgere in borsa-lavoro alcuni servizi nel sociale in collaborazione col Comune di Casalecchio.
“L’ottanta per cento di detenuti in Italia – ricorda Valerio Guizzardi – che esce dal carcere dopo aver scontato la propria pena, incappa nuovamente in un reato e viene di nuovo arrestato. Questo è un chiaro segnale che le carceri non sono una soluzione efficace per combattere la criminalità se non sono accompagnate da opere di formazione e reinserimento”. Casalecchio è l’unico Comune d’Italia che opera in questa direzione. “Il nostro intento – prosegue Guizzardi – è quello di creare una modalità di lavoro semplice e chiara col Comune di Casalecchio, che dobbiamo veramente ringraziare per il suo lavoro, in modo che questi progetti più avanti possano essere esportati facilmente a livello regionale e anche, perché no, nazionale. L’unico nostro rammarico, è quello di non aver avuto, da parte del Comune di Bologna, la stessa disponibilità a collaborare con noi. Il nostro obiettivo è semplicemente quello di dare una formazione precisa e specifica a queste persone in modo che poi possano essere utilizzate anche dal settore privato. Grazie alla legge Gozzini Papillon ha avuto la possibilità di lavorare e far capire che la criminalità è un disvalore: il detenuto così ricomincia una nuova vita e cerca di uscire dalla sofferenza del carcere aiutando chi ne ha bisogno”.
E proprio uno di questi 4 detenuti è stato da poco assunto da un privato per svolgere attività con anziani e portatori di handicap, segno che progetti di questo tipo sono realmente possibili e utili.
“Papillon ha aiutato me e altri colleghi – racconta il detenuto – e ci ha fornito un’adeguata preparazione e formazione nel rapportarsi con persone sole o disagiate. La collaborazione con i servizi sociali del Comune è stata ottima, abbiamo incontrato persone senza pregiudizi e sempre disponibili. La mia borsa-lavoro è durata nove mesi, la giornata lavorativa tipo era normale, come quella di tante altre persone e consisteva nel trasporto di anziani o portatori di handicap nei loro luoghi di lavoro o cura. La sera tornavo in carcere per dormire. All’inizio forse si aveva un po’ il timore di non essere accettati dagli anziani o dai loro parenti. In realtà si è subito creato un bellissimo rapporto di amicizia, mi sentivo veramente in una famiglia, tanto che io li chiamavo i miei nonni. E ora che sono stato assunto da un privato, m molti mi hanno chiesto di tornare a trovarli”.
Per il futuro l’associazione spera di creare una cooperativa di “tipo B” in modo da dare ai detenuti stessi la capacità di autoimpresa.

Un´altro detenuto del Progetto Papillon ha trovato lavoro.

Comunicato stampa del Comune di Casalecchio pubblicato sulla cronaca locale dei maggiori quotidiani e agenzie.

Comunicato stampa

Una alternativa sociale al carcere ed una risorsa per i cittadini
Assunto presso il Centro Socio-culturale “Croce”
un ex detenuto uscito grazie all´indulto
Il volontariato di Casalecchio “adotta” il Progetto Papillon

Registriamo un altro risultato positivo del Progetto Papillon avviato nel Comune di Casalecchio di Reno lo scorso anno e promosso dall´Assessorato alle Politiche Sociali in collaborazione con l´Associazione nazionale “Papillon-Rebibbia Onlus”, con lo scopo di trovare strade di reinserimento sociale per i detenuti attraverso un´occupazione professionale che è spesso anche socialmente utile.
Infatti, dopo il primo inserimento lavorativo nello scorso mese di maggio di un altro detenuto formato dal progetto presso un´azienda casalecchiese che si occupa di trasporto di persone disagiate, è stato ora assunto anche Carlo (nome di fantasia), un ex detenuto beneficiario del recente indulto, già in borsa lavoro presso i Servizi sociali del nostro Comune.
Questa volta protagonista è il mondo dell´associazionismo casalecchiese, infatti Carlo, dopo aver svolto il suo tirocinio presso i centri diurni comunali per anziani, è stato assunto in prova sino a dicembre come cuoco/barista presso il Centro socio-culturale “Croce”.
L´assunzione da parte del Centro Sociale “Croce” è stata possibile grazie alla L.N. 383 del 2000 che consente a queste Associazioni di promozione sociale di assumere con contratto di lavoro autonomo o subordinato propri associati in casi ove siano riscontrabili particolari motivi di eccezionalità e a condizione che l´attività complessiva dell´associazione rimanga prevalentemente no profit.
Oltre al suo lavoro, Carlo ha manifestato l´intenzione di svolgere attività di volontariato per conto dell´associazione, in particolare ha richiesto di poter continuare a prestare gratuitamente la propria opera presso i centri diurni, con i “suoi nonni”, seguiti in regime di borsa lavoro comunale quando era ancora detenuto.
Il risultato è particolarmente significativo in quanto è la prima volta che un´associazione di promozione sociale si pone in maniera così innovativa in un ambito talmente delicato, offrendo un´opportunità unica per persone oggi libere grazie all´indulto i cui percorsi di reinserimento sociale, oltre che lavorativo, sono tuttavia difficili e vengono spesso ostacolati anche a causa dello “stigma” dell´esperienza carceraria.
Tale dimostrazione di sensibilità della società civile casalecchiese non giunge del tutto inaspettata in quanto già nei mesi scorsi, in occasione dell´organizzazione della festa di S. Martino e dell´ultima festa dell´associazionismo casalecchiese, si sono realizzate forme di positiva collaborazione tra le associazioni “Casalecchio Insieme” e Centro sociale “Croce” con l´associazione rappresentativa a livello nazionale dei detenuti “Papillon – Rebibbia Onlus”.

Riportiamo ora di seguito le impressione dei protagonisti:

Carlo (nome di fantasia), l´ex detenuto assunto dal Centro sociale Croce, afferma:
“Non è facile per persone nella mia situazione trovare lavoro una volta uscito dal carcere e contemporaneamente fare qualcosa di utile; questa opportunità offertami dal Centro sociale della Croce e l´affetto che gli anziani dei centri diurni del Comune hanno dimostrato mi ha spinto a propormi per fare anche attività gratuite. Per questi motivi sono doppiamente soddisfatto di poter svolgere, oltre al volontariato, anche un´attività professionale che è la mia, dopo tanti anni di lavoro in pizzeria, che consente di guadagnare qualcosa e dà un po´ di speranza per una vita diversa da quella che in passato mi ha messo nei guai. Per questo, oltre a Fulvio Liverani devo ringraziare anche l´associazione “Papillon” ed il Comune di Casalecchio di Reno che mi hanno dato fiducia”.

Fulvio Liverani , Presidente del Centro socio-culturale Croce, neo-datore di lavoro di Carlo dichiara che “Voler promuovere e realizzare iniziative che riguardano il tessuto sociale del nostro paese è cercare anche di collaborare con tutte le strutture che permettano un accrescimento, in questo caso anche morale, nei confronti di tutti, anche di chi come “Carlo” viene da una situazione finora a margine della società. Realizzare questo progetto, oltre che essere qualcosa di innovativo per un Centro Sociale, deve essere la base di partenza per capire che anche chi ha bisogno ha qualcosa da offrire, basta soltanto darne concretezza. Per questo intendo collaborare con l´associazione Papillon, le associazioni di Volontariato e le Istituzioni del Comune di Casalecchio di Reno per realizzare questo ed altri progetti per il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di altri “Carlo” in un modo programmato”.

Soddisfazione esprime anche Valerio Guizzardi, responsabile per l´Emilia Romagna dell´associazione “Papillon Rebibbia – Onlus”:
“Soddisfazione certamente, e tanta. In quanto non solo l´intuizione della nostra Associazione e la lungimiranza dell´Amministrazione Comunale di Casalecchio di Reno hanno messo in campo un progetto socialmente inclusivo che uscendo dalla fase sperimentale registra stabilità e continui successi, ma proprio grazie a questi si conferma un modulo facilmente ripetibile per qualsiasi Amministrazione sul territorio dotata di sensibilità sociale e politica a vantaggio sia degli esclusi che di tutti i suoi cittadini. Ulteriore e forse ancora più grande soddisfazione e orgoglio, come confermano gli ultimi eventi, è avere avuto il riconoscimento e il coinvolgimento concreto del mondo dell´associazionismo e del volontariato casalecchiese poiché, come Associazione di detenuti, vediamo confermata una nostra ancorchè datata teoria: come sempre la società civile si dimostra più avanti della politica nazionale funzionando nei confronti di quest´ultima come insostituibile elemento di pressione e pungolo per il progressivo avanzamento dei diritti civili e della democrazia reale nel paese”.

Riportiamo anche il commento di una volontaria della stessa Associazione Papillon, Nadia d´Arco , già impegnata nel sociale in qualità di presidente dell´associazione “Un Ponte per…”:
“E´ una bellissima opportunità constatare che una intuizione, come è stato creare con Valerio Guizzardi il progetto Papillon, dia i suoi frutti concreti. In un mondo sempre meno disponibile verso l´altro, dare opportunità di lavoro, inserimento sociale, ripristino di una dignità ai detenuti è un´esperienza importante per dimostrare che tutto è possibile, basta volerlo, che ogni persona può essere inserita nella comunità sociale tramite un lavoro dignitoso”.

Sulla stessa linea il presidente dell´associazione “Casalecchio Insieme”, Alberto Mazzanti :
“Avere incontrato l´Associazione Papillon ed i suoi associati è stata, per noi volontari di Casalecchio Insieme, una esperienza ed una opportunità di conoscenza unica che non ci aspettavamo. Avere avuto la loro fattiva collaborazione in occasione della festa di S. Martino e della festa del volontariato è stato di grande aiuto e di esempio per tanti di noi e contiamo vivamente di ripetere ancora l´esperienza nel prossimo futuro”.

Infine Massimo Bosso , Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Casalecchio di Reno, il quale dichiara:

“Questo ulteriore risultato del progetto Papillon sottolinea che il percorso formativo e relazionale funziona e produce un inserimento sociale e lavorativo dei detenuti che partecipano a questa esperienza.
C´è la dimostrazione concreta che è possibile produrre positivi effetti per la nostra società recuperando chi ha sbagliato e sta scontando o ha scontato la propria pena.
Aver svolto un servizio per gli anziani in difficoltà, mettendosi in contatto così con le attività di cura sociale, si traduce nella possibilità e volontà di lavoro sostenendo un´importante attività per i cittadini attraverso un centro sociale, punto di servizio e di iniziativa che deve coinvolgere sempre di più tutte le fasce della nostra popolazione.
Il mondo del volontariato, che già si muove in collaborazione con l´Amministrazione Comunale per migliorare la qualità dell´intervento di alcune attività sociali, partecipa in questo modo allo sviluppo di un progetto simbolicamente significativo e nello stesso tempo concreto”.

Cordiali Saluti
L´Ufficio Stampa
Claudia Zannoni

Casalecchio di Reno, 22 agosto 2006

Da: Il Domani 10/05/2007

PROGETTO PAPILLON. Nata la cooperativa di tipo B
E gli ex detenuti fanno gli imprenditori

Piero Pisano
CASALECCHIO.

È nata la cooperativa “Croce Servizi”, l´atto conclusivo del “Progetto Papillon”, un´alternativa al carcere. Dopo un periodo di sperimentazione del progetto di reinserimento di detenuti nell´ambito dei Servizi Sociali del Comune di Casalecchio, nel mese di febbraio è ufficialmente nata la nuova cooperativa di tipo B, che ha avuto l´affidamento in convenzione dal Comune degli stessi servizi che col “Progetto Papillon” erano svolti in borsa lavoro dai partecipanti. Il progetto Papillon era nato a Casalecchio nel 2005, dall´accostamento di due soggetti svantaggiati: anziani, diversamente abili con bisogno di sostegno per spostamenti o la permanenza in casa e alcuni detenuti in grado di svolgere attività socialmente utili motivati dal reinserimento nella società civile. La finalità era quella di conciliare un servizio comunale indirizzato al sostegno di persone deboli e allo stesso concedere un´opportunità agli ex detenuti rientrare più facilmente nella vita fuori dal carcere.
I partecipanti svolgevano in borsa lavoro servizi quali lavoro – casa di alcuni utenti disabili, la consegna pasti a domicilio e l´accompagnamento per vari tipi di utenza a seconda delle necessità. Subito si è creato un ottimo rapporto tra gli ex detenuti e gli anziani, incentivando gli operatori del progetto a proseguire nel percorso svolto.
Fino a poco tempo fa quando, con la nascita della cooperativa, ex detenuti, con l´aggiunta successiva di altre persone socialmente svantaggiate si sono uniti in autoimpresa per costruirsi un´opportunità di inclusione sociale e quindi un futuro migliore attraverso il lavoro. Fare autoimpresa sociale ha significato infatti condividere responsabilità, decisioni, realizzare progetti e speranze in un ambito collettivo e paritario. Per i detenuti in penalità esterna è la continuazione di un percorso di responsabilizzazione iniziato in Istituto, per gli ex detenuti è il ritorno nella società dopo lo strappo compiuto in passato, per gli svantaggiati è l´approdo a quel mercato del lavoro che li aveva esclusi a causa delle loro caratteristiche caratteristiche sociali.
Presidente della neonata cooperativa è Fulvio Liverani, che si è dichiarato “entusiasta
del lavoro fin qui svolto”, con la speranza “che anche altri comuni del comprensorio siano interessati ad esperienze di questo tipo”. Dall´1 marzo inoltre il Centro Socioculturale Croce, con apposito contratto e con il permesso del Comune di Casalecchio proprietario della
struttura, ha affidato alla Cooperativa la gestione del bar, dell´internet point e di
altri servizi dedicati alla cittadinanza.
“La cooperativa è un´idea per dare continuità al lavoro sin qui svolto dai detenuti” ha
precisato Massimo Bosso, Assessore alle politiche sociali di Casalecchio “e il vantaggio che ne scaturisce è sia per la società nel suo complesso che per i singoli soggetti coinvolti”.

Da: Il Domani 11/05/07

LA STORIA. Intervista a uno dei 3 ex detenuti che lavorano per i servizi sociali
La nuova vita del signor F.

Condannato a 25 anni in carcere ha imparato molti mestieri. Grazie
al Progetto Papillon è rinato. «Adesso voglio una nuova famiglia»

Piero Pisano

CASALECCHIO.

F. è nato in Calabria, sessant´anni fa, ma sin da piccolo si è subito trasferito a Modena
insieme alla famiglia. Era un commerciante, gestiva bar o tabaccherie, e gli affari andavano molto bene. A Modena conviveva con la sua compagna, in un appartamento, ormai da parecchi anni. Poi, un attimo di debolezza, e si è trovato in carcere per un grave reato. All´improvviso la sua vita è cambiata. È questa la storia di F. uno dei 3 ex detenuti che dal 2005 lavorano ai servizi sociali del Comune di Casalecchio di Reno.
Grazie al Progetto Papillon e alla recente nascita della cooperativa “Croce Servizi” sono riusciti a trovare un lavoro dignitoso nel campo del sociale, reinserendosi a pieno titolo nella società.
«Quando entrai alla Dozza – racconta – ero come frastornato, confuso. All´inizio è stato veramente difficile. Avevo una condanna a 25 anni di carcere da scontare. Così, per impegnare la mente, mi buttai a capofitto su tutte le attività che venivano svolte all´interno: dal teatro alla pittura sino alla narrativa. Preparavamo e recitavamo
in spettacoli teatrali di Shakespeare o Aristofane, e per la composizione di alcuni brani vinsi anche piccoli premi di scrittura». All´interno del carcere ha anche completato gli studi conseguendo il diploma. «Inoltre – prosegue – ero diventato un ottimo fabbro ed eseguivo qualsiasi tipo di lavoro, dalla sostituzione di serrature alla riparazione di piccoli oggetti». Poi dopo 14 anni di buona condotta ha ottenuto la semilibertà.
«Iniziai a fare il volontario da padre Marella, e poi lavorai per 2 anni con la T.N.T. tornando in carcere ogni sera. Feci altri lavori, ma alcuni problemi fisici mi impedivano
di svolgere quelli più faticosi, finchè non ci fu la possibilità di collaborare con il
“Progetto Papillon” presso ilComune di Casalecchio.
Il primo incarico riguardava il trasposto degli anziani al Centro Diurno Cà Mazzetti, e durò 6 mesi. Nei primi giorni ci fu qualche titubanza, come è normale che sia.
Poi, quando le persone iniziarono a conoscermi per quello che ero e non per quello che avevo fatto, nacque subito un ottimo rapporto. Dopo un mese – afferma – ero già diventato amico di tutti, sia degli anziani che del personale».
Successivamente si è occupato del trasporto di persone con difficoltà motorie, un´attività che continua a fare tuttora con entusiasmo e serenità.
«La recente nascita della cooperativa di tipo B è stato un enorme successo, poiché da una
vera opportunità alle persone disagiate di trovare un´occupazione. In particolare il mio ringraziamento va alle persone che lavorano in Comune per come mi hanno accolto e per l´affetto che hanno saputo trasmettermi. Ora che ho finito di scontare la pena vivo in
affitto – commenta fiducioso – sono in attesa di un alloggio, che insieme al lavoro che svolgo, mi potrebbero aiutare a trovare una nuova compagna e crearmi una famiglia».

Da: www.lastefani.it

Cooperativa Croce Servizi: storia di un riscatto possibile

di Filippo Baffa e Monica Caboi

www.lastefani.it     25/02/2008
La cooperativa che aiuta anziani e disabili, nata nel 2005 da un’idea di Papillon e con il sostegno del Comune di Casalecchio, assume detenuti ed ex, dimostrando che, dove esiste una volontà forte, la discriminazione può essere battuta.

Tre su mille ce la fanno. Del migliaio di detenuti che affollano il carcere della Dozza, tre si sono rifatti una vita aiutando i più deboli. Sembrerebbe una favola, ma è la realtà della Croce Servizi, la cooperativa che si occupa, per conto del Comune di Casalecchio, di aiutare anziani e disabili nei loro spostamenti. Tra le sue mansioni anche quella di portare i pasti a casa delle persone che non possono muoversi. Si tratta di un caso unico nel suo genere: affidare un servizio delicato, l’assistenza di persone praticamente inermi, a gente vittima di un forte pregiudizio sociale. Quest’iniziativa nasce nel 2005, dalla collaborazione tra l’associazione Papillon ed il Comune di Casalecchio, che impiegò tre detenuti della Dozza, tramite borse lavoro. Nel 2007, finita la sperimentazione, il progetto è divenuto stabile nella forma di una cooperativa di cui i detenuti – due dei quali divenuti ormai ex – fanno parte come soci fondatori o lavoratori con regolare contratto.

La struttura, una palazzina del Comune nel quartiere Croce (da qui il nome), ospita anche una ludoteca, dei corsi di ballo e una sala informatica. Al pian terreno, un’enorme cucina è il territorio indiscusso delle “anziane”, che si sbizzarriscono a cucinare tigelle e ravioli per la cena che ogni venerdì riunisce i soci. Il bar, 4 tavolini e un bancone in radica, è gestito invece da Maria, una bionda signora polacca, che subito ci dice “qui il caffè costa ancora mille lire”.

Insomma, esperimento perfettamente riuscito. “I cittadini sono entusiasti: è andato non bene, strabene!” afferma Valerio Guizzardi, presidente di Papillon Bologna. “Anche i parenti delle persone assistite hanno accettato senza problemi – prosegue Guizzardi, tra i soci fondatori della cooperativa – all’inizio avevamo qualche perplessità su questo punto, ma probabilmente il pregiudizio esiste più nei politici che nella popolazione”.

E proprio qui sta l’amarezza. Nel constatare come questa di Casalecchio sia un’eccezione, nel panorama d’abbandono in cui è lasciato chi ha, o ha avuto, problemi con la giustizia. “Ho girato tutti gli assessorati della Provincia per mostrargli che l’iniziativa funziona e proporgliene di simili, ma nessuno ci ha ancora risposto – continua Guizzardi – e mettiamo subito in chiaro che noi non vogliamo il copyright dell’iniziativa, anzi, vorremmo che venisse riproposta in altre realtà”. L’idea di base è molto semplice: ogni detenuto reinserito è una persona in meno che delinque, e su questa filosofia Papillon ha fondato il suo lavoro. Quando chiediamo a Guizzardi se, davanti a tutte queste difficoltà, non perda mai la speranza, lui, pronto risponde: “No, perché sono un combattente”. Per ora, battaglia vinta.